Sembrano laghi normali ma possono uccidere anche a distanza
di Francesca Spanò
Tre laghi mortali che, nel tempo, hanno provocato disastri notevoli e la morte di uomini e animali che si trovavano nelle immediate vicinanze e anche piuttosto distanti. Come è possibile che un tranquillo bacino, possa diventare un killer spietato e causare una strage? Eppure succede e gli specchi d’acqua sotto accusa si trovano in Africa, tra il Camerun e il confine tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo. Si tratta, in particolare del Nyos, del Monoun e del Kivu e sono considerati vere bombe a orologeria, visto che sorgono all’interno di crateri vulcanici pronti rilasciare esalazioni di anidride carbonica da un momento all’altro. Il magma produce una quantità enorme di gas irrespirabile che si ferma appena sopra lo specchio d’acqua: di lì inizia la sua azione letale.
 
 


Gli eventi più tragici

Uno dei primi a lasciare l’opinione pubblica affranta e senza parole, è stato il Monoun nel 1984. In quell’anno, infatti, a causa della produzione di una nube di anidride carbonica, uccise ben 37 persone. Purtroppo qualcosa di simile accadde nel 1986 col Nyos, con un bilancio davvero drammatico. Persero la vita in un solo giorno ben 1.700 persone e 3.500 capi di bestiame.

Le leggende locali

Le popolazioni del luogo, evidentemente, conoscono gli effetti da secoli ma in passato non essendo riusciti a trovare una spiegazione scientifica, hanno creduto che specialmente il Nyos fosse abitato da spiriti assassini. Nel 2001 e nel 2010, intanto, lo Stato del Camerun ha installato nel lago un sistema di degassamento costituito da un sifone che aspira acqua dal fondo, in modo che il gas fuoriuscendo non dovrebbe causare altri danni. Tuttavia, se la diga circostante dovesse crollare sarebbero a rischio oltre diecimila persone.

Le curiosità

Il lago Nyos si trova nella provincia nord-occidentale del Camerun, è profondo e sotto ospita un vulcano quiescente nel massiccio del Monte Oku. Intorno è circondato da una diga naturale a chiudere le acque, che di fatto permette al magma sottostante di ammassarsi. A sollevare le sostanze nocive, potrebbero essere dei piccoli fenomeni naturali come una frana che muovendo le acque dei laghi, creano squilibrio.

Il lago Monoun, il 15 agosto del 1984 visse la sua pagina di storia più triste. Trasportava su un camion una dozzina di passeggeri quando il veicolo improvvisamente si spense. Inutili i tentativi di farlo ripartire ma in pochi secondi i presenti morirono tutti per asfissia. Nei villaggi vicini stessa sorte toccò ad altre 27 persone, mentre stavano dormendo. All’inizio si pensò ad un attentato, ma poi i sopravvissuti parlarono di una esplosione lontana avvertita nel pomeriggio e di una leggera nebbia che aveva ricoperto l’aria, mentre il lago aveva assunto un colore simile alla ruggine.

Il lago Kivu è considerato tra i più grandi laghi africani, sorge tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo e le sue acque sono cariche di isolotti. La sua sconcertante storia ebbe inizio quando qui vennero gettati i corpi delle vittime del genocidio ruandesi, poi gli esperti hanno notato nel bacino lacustre le stesse caratteristiche degli altri due: le emissioni di anidride carbonica letali. Se si verificasse un'eruzione massiccia, proprio in questa zona potrebbero morire fino a due milioni di persone e la preoccupazione cresce.
 
 
 
 
Laghi killer in Africa: quando uno specchio d’acqua può causare stragi anche a distanza
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