In mountain bike tra i segreti della Sibilla
di Sabrina Quartieri
In mountain bike nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Raggiungere l'ingresso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, spegnere il motore e salire in sella ad una bicicletta, per ripartire alla scoperta dell'affascinante area dominata dal massiccio montuoso dell’Appennino. Un polmone verde tra le Marche e l’Umbria ricco di percorsi originali e itinerari poco battuti, da compiere in 4 o 5 giorni.
 

Per godersi pienamente l'esperienza "en plein air, basta avere una buona mountain bike ed essersi allenati un po’: su e giù per il parco, si attraverseranno paesaggi di incredibile bellezza, borgo dopo borgo, tra il canto degli uccelli e il gorgoglio dei ruscelli. E tutto intorno, solo l’aria odorosa del profumo del fieno, della ginestra e dell’elicriso. I Sibillini sono ricchi di una natura ancora incontaminata: popolati da belle faggete d’alto fusto, nel tempo hanno visto fiorire specie rare come la stella alpina e la genziana. Oggi, nel Parco, sono tornati a vivere il cervo e il camoscio appenninico, ed è facile incontrare un lupo o un astore e avvistare un’aquila reale.

Il tragitto su due ruote del Grande Anello dei Monti Sibillini, tappa dopo tappa, racconta la storia millenaria di un luogo regno, un tempo, di demoni, negromanti e fate. Un angolo remoto dello Stivale conosciuto grazie alle misteriose leggende sull’illustre profetessa che viveva nella grotta del Monte Sibilla, o a quelle su Ponzio Pilato: si narra che il suo corpo esanime fu trascinato da un branco di bufali nel lago del parco che porta il suo nome. Nelle immediate vicinanze, si trova la profonda Gola dell’Infernaccio, un suggestivo esempio dell’erosione operata dal fiume Tenna sui calcari del territorio.

Il GRANDE ANELLO IN MOUNTAIN BIKE: LE TAPPE.

L’itinerario parte dal centro medievale di Visso, sede del Parco, e prosegue in senso orario, in altri 4 comuni: Fiastra, Amandola, Montegallo e Norcia. Il primo tratto che si affronta è lungo circa 31 chilometri: si va dalle spettacolari pareti rocciose del Monte Bove Nord, che precipitano sulla valle di Ussita, fino ai Piani di Pao, a quasi 1600 metri di altitudine, dove il panorama si apre sull’intera Valnerina, con le incredibili gole scavate dal fiume Nera. La discesa dal Monte Coglia verso Fiastra regala incredibili scenari, dal lago del Fiastrone alle dolci colline di Camerino. Un percorso molto interessante anche da un punto di vista storico: il ciclista si troverà ad attraversare castelli e torri di vedetta, edificati anticamente dagli abitanti della vallata, per difendersi dalle incursioni dei Saraceni.

Il tratto che da Fiastra conduce ad Amandola, di 37,5 chilometri, è un sogno durante la stagione primaverile: lungo il percorso ci si immerge tra i colori intensi delle fioriture del narciso dei poeti, dell’orchidea sambucina, della viola d’Eugenia e delle genziane. Colpisce il verde intenso dei Prati di Ragnolo, da dove poter ammirare le affilate creste dei Monti Sibillini e le colline picene che vigilano sul mare Adriatico. Il comune di Fiastra fa parte infatti del cosiddetto “Versante Fiorito”. Ancora, nella vallata del Fiastrone ci si imbatte nell’impressionante forra scavata dalle acque, dove si trova la Grotta dei Frati, un antico eremo abitato dai monaci Clareni. Risalendo il fiume a monte del lago di Fiastra, si raggiunge la valle dell’Acquasanta, con le rigeneranti cascate e la Grotta dell’Orso, un nome che testimonia la presenza, in passato, dell’animale sui Sibillini.

Da Amandola a Montegallo, per 34 chilometri, si pedala ai piedi del grandioso versante orientale del massiccio, dominato dal Monte Priora, dalla vetta leggendaria della Sibilla e dalla mole imponente della cima del Vettore. Questo sentiero è un tuffo nella natura e, prima ancora, nella storia: Amandola, dai suoi 500 metri d’altezza, domina l'incantevole valle del Tenna. Il borgo, narra la leggenda, trae il nome dalla pianta del mandorlo di Castel Leone, uno dei tre manieri che, insieme a Marrabbione e Agello, ha contribuito a creare il comune nel lontano 1248.

Da Montegallo a Norcia, un percorso lungo 42 chilometri, il paesaggio si apre subito sulla valle del Tronto, che divide i Sibillini dai rigogliosi Monti della Laga. Una volta raggiunta Forca di Presta, si entra invece nella magia dei Piani di Castelluccio, caratterizzati da vaste praterie e, nella tarda primavera, da fioriture di rara intensità. La discesa verso Norcia attraversa invece l’affascinante paesaggio rurale del Piano di Santa Scolastica. Incredibile la storia della nascita di Montegallo, sorto ai piedi di un castello e reso per questo un luogo inaccessibile. Il posto migliore dove rifugiarsi, per evitare razzie in tempi oscuri come nel Medioevo. Edificato nel VII secolo, l’antico borgo era all’interno del Castello di Santa Maria in Gallo: un maniero arroccato e difeso da possenti mura, con una chiesa e una grande vela campanaria, che per quattro secoli diede ospitalità a tutti gli abitanti della vallata, per proteggerli dai saccheggi.  Solo nei primi anni del Cinquecento, considerati meno pericolosi, i castellani scesero a valle e, riutilizzando in gran parte il materiale arenario della fortezza, diedero vita all'attuale Balzo, capoluogo comunale.

I Casali dell’Acquaro e la valle di Visso chiudono il Grande Anello: si attraversano seguendo un itinerario di 29 chilometri. Tappa dopo tappa, si incontrano i campi e i boschi della valle del Campiano, impreziositi da perle architettoniche di grande valore, come il castello di Castelfranco, la chiesa di San Salvatore e l’Abbazia di Sant’Eutizio.  Cuore di questo importante settore del parco, è il centro di Norcia, patria di San Benedetto, il patrono d’Europa. Da non perdere la chiesa della piazzetta dedicata al Santo, il Duomo ed altri interessanti edifici storici. Dal paese, inoltre, partono diverse escursioni, come il tour tra le "marcite", l’originale sistema di irrigazione dei prati inventato dai Benedettini; ancora, ai Piani di Castelluccio, costituiti da due ampie aree di origine carsica; e infine, all’Abbazia di Sant’Eutizio, fondata alla fine del V secolo, e divenuta famosa per le erbe medicinali con cui i monaci curavano i malati. 

La variante del Grande Anello è la traversata Visso-Amandola, di 45 chilometri, un percorso più breve di una tappa. Un’alternativa che resta, comunque, un’impegnativa “cavalcata” tra i due versanti dei Sibillini attraverso la Forcella del Fargno. Posta a oltre 1800 metri di quota, questa rappresenta il punto più alto di tutti gli itinerari descritti. Per pernottare nel Parco, sono disponibili diversi rifugi che è possibile incontrare lungo il Grande Anello dei Sibillini, come a Fiastra, ad esempio, o a Colle di Montegallo; le strutture ricettive di Garulla, Colle Le Cese e Campi Vecchio, si trovano invece fuori dal percorso classico. Per raggiungere il Parco con le ferrovie, bisogna fermarsi nelle stazioni di Macerata o Tolentino, oppure a Foligno, Spoleto, Ascoli Piceno, Porto San Giorgio e Fermo. In automobile, si prende l’A14 e si esce a Nord a Civitanova Marche, ad Est a Pedaso, Porto San Giorgio, oppure a Sud a San Benedetto del Tronto. Dall’A1, si lascia l’autostrada a Orte, in Val di Chiana; si percorre la SS4 Salaria, la SS77 Val di Chienti, la SS78 Picena e, infine, la SS209 Valnerina. Per informazioni: Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sede: piazza del Forno 1, 62039, Visso (MC). Telefono: 0737 972711; email: parco@sibillini.net; sito: www.sibillini.net.
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