Indro Montanelli, l'intervista immaginaria: «Che noia l'Aldilà. Salvini? Piace a me e a San Pietro»
di Roberto Gervaso
Maestro, dove ti trovi?
«Dove presto ti troverai anche tu».
Sì, dove?
«Sono un senza tetto, senza fissa dimora».
Ma un recapito ce l’avrai: il Paradiso, l’Inferno, il Purgatorio, il Limbo.
«In Paradiso ci vado di rado. Ci si annoia a morte. Si canta, si balla, si prende il sole, ci si abbronza e si sbadiglia. C’è molta luce, si mangia bene e San Pietro è un gran galantuomo. È un po’ quel che era Gianni Letta per il Cavaliere. Pensa a tutto e tutto promette a tutti».
E all’Inferno ci vai?
«Ci vado spesso e ci sto bene: c’è più società e di alcuni suoi inquilini sono diventato amico».
Di chi?
«Di Paolo e Francesca, ancora una gran bella donna».
E cosa fate?
«Leggiamo l’Ars amatoria di Ovidio e il Kamasutra».
Hai conosciuto anche il conte Ugolino?
«Quello no: ha sempre fame».
In Purgatorio e al Limbo ha mai fatto una capatina?
«Mai. E pieno di democristiani».
E il Limbo?
«Sono regolarmente battezzato».
Segui le vicende italiane?
«E come non potrei?»
Com’è lo Stivale visto da lassù?
«Un gran bordello. Ma una volta, c’era una maîtresse».
Chi?
«Come, chi? Il Puzzone, che i bordelli li conosceva bene.
E poi, diciamo la verità, come stava al balcone lui, non ci stava nessuno».
Conte come ci starebbe?
«Più che al balcone di Piazza Venezia, lo vedrei nella vetrina di Zegna. È un manichino perfetto, ottimista, che vede tutto facile ed “espansivo”. Dice che l’Italia è un Paese bellissimo, e siamo d’accordo, dove tutto va benissimo, e qui d’accordo non siamo. È un miracolato che continua a credere nei miracoli e a chi li fa».
E chi li fa?
«Luigi Di Maio, il San Gennaro, da lui appassionatamente baciato. È vero che prima di scendere in politica, scendeva e saliva i gradini dello stadio napoletano di San Paolo».
Sì. Vendeva bibite e frittelle.
«E com’è finito a Montecitorio?»
Dovresti chiederlo a Grillo.
«Grillo, il comico e lo statista».
Proprio lui. Promette riforme, attraversa a nuoto lo stretto di Messina, bruciando tutti i record, guida il camper e l’armata Brancaleone dei grillini.
«Ha sbagliato palcoscenico ma le sue battute sono degne di Villaggio, genovese come lui».
Che mi dici di Casaleggio?
«Ha capito tutto, ma quello che ha capito non l’ho capito io».
Ti piace Fico?
«Nella versione maschile, no. Assiso sulla scranna di Montecitorio, mi sembra Napoleone su un pouf. Non ama – mi dicono – Di Maio. E Di Maio non ama lui. Confronti ciclopici».
Hai presente Toninelli?
«Lo vedo spesso sul Tigì. Le infrastrutture sono il suo forte. Ne parla continuamente e non le fa. Non si fida. Le malelingue insinuano che non abbia abbastanza intelligenza per capire quanta gliene manchi».

E veniamo ai leghisti. Lo conosci Salvini?
«Mai visto, ma mi piace. E piace anche a San Pietro. Ha gli attributi, e li usa. Tu non sai come, ma lui, sì».
È un toro.
«E, all’occorrenza, anche uno stallone. Non ciurla nel manico, non fa il pesce in barile. Se ha qualcosa da dire, la dice, meglio se sgradevole. I suoi sì sono sì, i suoi no, sono no. Ogni tanto, è vero, si barcamena, perde tempo, ma lo fa per logorare i grillini».
E cosa aspetta?
«Di vincere le europee a mani basse».
E poi?
«Poi, si vedrà. Le elezioni politiche, certamente anticipate, riporteranno al potere la destra».
Allora abbiamo una destra.
«All’italiana: senza midollo, senza enzimi, senza neuroni. Una destra formato mercatino rionale, una destra di risulta, caricatura di quella vera, quella di Giolitti, Einaudi, Croce, Prezzolini, con i quali, fra le nuvole faccio lunghe chiacchierate».
La Meloni la conosci?
«L’ho sentita nominare. È la pasionaria della Garbatella. Sta cercando di resuscitare la destra, distrutta da Fini che porta a passeggiare il cane in via della Scrofa. Si credeva un padreterno ed era un sacrestano».
E del PD lassù che si dice?
«Nessuno sa bene cosa sia, ma ogni tanto, nelle pause caffè, se ne parla».
Zingaretti segretario è stata una buona scelta?
«Non ho elementi per giudicarlo, ma non perdo una puntata del fratello Luca, il commissario Montalbano».
E Renzi? L’avevano paragonato a un nuovo Messia.
«Di Cristo ha condiviso solo la sorte: la crocefissione».
E Martina?
«Dovrebbe perdere qualche chilo».
Torneresti in terra?
«No. Anche se molti mi ci rivorrebbero».
Riprenderesti le tue battaglie.
«Tutte perdute. Anche quella (hai letto “Addio Wanda”?) per la riapertura delle case chiuse».
Ma l’Italia la ami o no?
«La amo. Ma più a morsi che a baci, più a graffi, che a carezze».
Siamo ancora uno Stato di diritto?
«No».
Chi ha messo in crisi il principio di autorità?
«Il Fascismo, facendone un uso sbagliato».
Chi comanda in Italia?
«Tutti e nessuno. Forse, vertici dei partiti. Ma fino a un certo punto».
E chi obbedisce?
«Nessuno».
Da noi, mangia solo chi lavora?
«Solo i traffici rendono».
Le colonne della nostra morale pubblica?
«Non ne vedo più nessuna».
E della nostra morale privata?
«Nemmeno. Anche se ci sono ancora – mi dicono – dei galantuomini».
Quale virtù più ci difetta?
«Un po’ tutte».
Ma più di tutte?
«Il coraggio, la sincerità – che è un aspetto del coraggio – il cinismo».
E l’individualismo?
«Non ne parliamo».
Come?
«Gli italiani credono di essere individualisti, mentre non sono che delle pecore indisciplinate e asociali».
Abbiamo più intelligenza o carattere?
«Intelligenza o, meglio, sveltezza, prontezza di riflessi».
Perché gli italiani parlano tutti insieme?
«Per incapacità di vivere insieme. Ognuno fa il proprio monologo, infischiandosi di quello che dicono gli altri».
In Italia, è meglio avere torto in molti o ragione da soli?
«Guai ad avere ragione da soli. È pericolosissimo».
Il più italiano dei verbi?
«Arrangiarsi».
C’è tolleranza oggi in Italia?
«C’è prepotenza. Guarda i Grillini».
Perché crediamo tanto ai miracoli?
«Perché non sappiamo fare da soli».
Tu credi ai miracoli?
«No. Ne ho visti troppi».
Gli italiani credono più in Dio o nei santi?
«Fingono di credere di più nei santi. Li hanno a portata di mano. Ma ci credono a una condizione».
Quale?
«Che i miracoli, il santo, li faccia a ciascuno di loro».
L’italiano è più cattolico a letto o in chiesa?
«Ovunque. L’italiano è sempre cattolico».
E cioè?
«Pecca, si confessa, finge di credere di pentirsi, e ricomincia con belle varianti».
Hai sempre detto che ti senti più protestante.
«Mi hanno fatto diventare tale i preti cattolici. Io, con Dio, parlo da solo, senza la mediazione di un confessore magari pedofilo o libertino. Purtroppo non abbiamo avuto la riforma e, peggio, abbiamo avuto la controriforma, che ha clericalizzato gli animi».
L’italiano è più fedele alla moglie o al matrimonio?
«Al matrimonio».
Perché?
«Perché il peccato gli tiene compagnia».
Ti sono sempre piaciute le donne?
«Perché, a te no?»
Le preferite?
«Rotonde, carnose, impudiche».
Sei stato il più grande giornalista del Novecento.
«Non dimenticare Longanesi. Senza di lui, geniale talent scout e maestro, severissimo, non sarei mai diventato quello che sono diventato».
E Prezzolini?
«Un immenso impresario di cultura. Quella italiana gli deve tanto».
Più che a Croce?
«Più che a Croce».
Perché è così difficile scrivere come si parla?
«Perché l’abitudine alla menzogna, in Italia, è istintiva, secolare. Bisogna coprire e, quando si copre, non si può scrivere come si parla».
Esiste l’obiettività?
«Come ideale. Quindi, irraggiungibile. Cerchiamo, comunque di avvicinarleci: o, almeno, fingerla».
Il buon giornalismo è l’arte di mentire, avendo l’aria di dire la verità?
«È giornalismo abile».
Cos’è l’impegno?
«Ti rispondo con Prezzolini: “Solo incitamento alla bugia di gruppo”, nella pratica, in Italia, questo è stato».
Anche per te l’intellettuale è “un signore che fa rilegare i libri che non ha letto?
«E che non leggerà mai».
Cosa stai leggendo?
«L’inferno di Dante».
L’ha descritto bene?
«Sembra stampato dai Padri conciliari tridentini».
Per chi voteresti oggi in Italia?
«Per nessuno. Fonderei un partito».
Con chi?
«Prezzolini, Longanesi, Maccari, Guareschi, Panfilo Gentile».
Che fai stasera a cena?
«Mi ha invitato Voltaire».
Chi ci sarà?
«Socrate, Cicerone, Orazio, Montaigne, e Ninon De Lenclos, Grande salonnière francese del Seicento. Una libertina galante e generosa. Diceva “agli uomini piace tanto e a me non costa niente”».
Santa subito.
«Santissima».
 
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